Sunday, January 4, 2015

Episode VI - first draft

Quando sapevo di dover intervenire in commissione o aula correvo più veloce. E ripassavo, per sommi capi, quel che avrei detto o voluto dire. Detto e non letto. Non avevo mai avuto una particolare simpatia per quelli che leggevano gli interventi perfino in commissione. Dopo poco non li seguivo più. Non partecipavano al dibattito si preoccupavano solo di dire la loro senza ascoltare.

Correre più veloce mi faceva evitare di strutturare il discorso fin nei dettagli ma mi aiutava a mettere a fuoco gli argomenti da utilizzare anche in caso di dibattito o di reazione a interventi altrui. Se avessi preparato, mandato a memoria, un intero intervento dall'inizio alla fine, mi sarebbe sembrato di averlo già pronunciato e, quindi, al momento di prendere la parola, avrei avuto l'impressione di ripetermi. E non ho mai provato alcuna simpatia per quelli che ripetono sempre gli stessi concetti, molto spesso con le stesse "formule di linguaggio". Fin dai tempi delle elementari.


Riunione delle Commissione esteri e difesa di Camera e Senato. Commissione difesa, Senato della Repubblica.

Lolli - "Buongiorno colleghi. Diamo il benvenuto al governo e passiamo immediatamente al dibattito generale. Abbiamo molti iscritti a parlare quindi ricordo a tutti il tempo massimo di 20 minuti.

Io - "Grazie presidente. In quanto membro della commissione esteri cercherò di limitare il mio intervento agli aspetti relativi ai contesti più politici in cui le missioni italiane sono presenti. Ma non posso non dedicare del tempo anche a questioni militari - chiamiamole così.

L'aver confermato senza alcun dubbio la nostra partecipazione e decine di missioni, alle volte con pochissime unità, evidenzia come la nostra politica estera ormai ruoti quasi esclusivamente intorno all'invio di militari italiani in alcune zone calde. Sicuramente i militari italiani si fanno valere e godono di una reputazione di attenzione e partecipazione anche ad attività di tipo civili, ma così facendo, abbiamo rinunciato a giocare un ruolo diplomatico o più pienamente politico anche là dove abbiamo una tradizione di presenza e relazioni ampiamente consolidata.

Potrei infatti ripetere, quasi pari pari, l'intervento fatto il semestre scorso su tutti i temi, ma ve lo risparmierò, credo però che in molti "teatri" in cui son presenti le nostre truppe, occorra favorire salto di qualità politico generale e ritengo che l'Italia possa assumere un ruolo di indiscutibile leadership, almeno tra gli europei.

L'esempio a cui penso sono i Balcani. Il governo dovrebbe assumersi la responsabilità di accompagnare l'avvicinamento della Serbia e dell'Albania all'Unione europea a quello del Kosovo. Posto che non son mai stato un fautore della creazione di un altro staterello, il fatto che ormai un centinaio di paesi riconoscano il Kosovo come stato indipendente ci impone di evitare che questo divenga un territorio paria circondato da paesi coi quali abbiamo ormai creato uno spazio di libertà di movimento di individui e merci.

Per evitare che in Kosovo torni la violenza, come molti di voi spesso paventano, o che prendano piede politici populistici dietro a progetti nazionalisti, occorre farsi carico di quel paese dal punto di vista politico e non solo ed esclusivamente di polizia internazionale e di lotta alla criminalità organizzata. E occorre farlo anche per compensare il nostro tardivo, ancorché risolutivo, intervento militare dopo che, per vari motivi che oggi non ci interessa approfondire, non si era riusciti a voler assicurare alla giustizia Slobodan Milosevic. Il responsabile politico della guerra nella ex-Yugoslavia.

Non mi soffermerò sul Libano, né su Cipro, sull'isola mediterranea presenterò un ordine del giorno che illustrerò a tempo debito, ma non credo che sull'Afganistan occorra promuovere politiche radicalmente opposte se pensiamo di poterci ritirare e lasciare un paese che non torni in poco tempo a esser alla mercede dei signori della guerra e di quelli della droga. Ancora una volta invece, non c'è traccia di un "ravvedimento operoso" - e chiaramente non parlo solo di noi - mentre si continua a far finta che buona parte dell'impossibilità di garantire un minimo di Stato di Diritto in Afghanistan non sia figlia del continuare a tenere fuorilegge la produzione del papavero da oppio - che poi viene raffinato in eroina in loco o nei paesi limitrofi. Anche su questo presenterò un OdG, ma voglio lasciare agli atti di questo dibattito che la Banca Mondiale e il Fondo Monetario internazionale stimano che il 40% dell'economia afgana sia da collegarsi all'oppio, che quasi il 15% della popolazione sia coinvolto a vario titolo e che, allo stesso tempo, in Afghanistan gli oppiacei son praticamente inesistenti!.

Se è vero, anzi scusate, se dovessimo fidarci dai dati elaborati dall'Agenzia delle Nazioni unite per la droga e il crimine, e mi pare che qui nessuno disputi i dati che provengono da Vienna - anche se ce ne sarebbe bisogno - quasi il 90% dell'eroina che circola nel mondo proviene proprio dall'Afghanistan. Possibile che si debba continuare a non voler vedere altra soluzione possibile che l'eradicazione della coltura arbitrariamente posta fuori dalla legge? Sicuramente ci sarebbero dei problemi di sicurezza connessi al controllo della produzione legale di papavero per morfina, ma altrettanto sicuramente, da qualche parte bisognerà cominciare a valutare la colossale serie di fallimenti del proibizionismo sulle droghe! Creare le condizioni per cui si possa produrre morfina a poco prezzo - come sapete non esiste brevetto sulla medicina - potrebbe in qualche modo rappresentare una speranza per gli afgani e per buona parte dell'umanità, visto e considerato che l'Organizzazione mondiale della Sanità ci dice che il 20% della popolazione mondiale consuma i 4/5 degli oppiacei disponibili sul pianeta.

Prima di concludere i miei 20 minuti, vorrei sottoporvi una lista di episodi di pirateria, che hanno coinvolto navi di società italiane. Siccome il Ministro della difesa non ha mai risposto alle mie interrogazione ho fatto una ricerca su internet:

6/4/2009 - La "MC", nave britannica gestita da una società italiana, viene sequestrata e poi rilasciata il 9 maggio.

11/4/2009 - Pirati somali nel Golfo di Aden sequestrano il rimorchiatore B della società M, con a bordo 16 persone di equipaggio (10 italiani, 5 romeni ed un croato). Dopo un lungo lavorio di contatti, i marinai sono rilasciati solo il 9 agosto.

25/4/2009 - La nave da crociera "MM" della compagnia italiana MC, con a bordo 991 passeggeri e 536 membri di equipaggio, sfugge ad un attacco di pirati mentre si trovava a nord delle Seychelles, davanti alle coste somale.

29/4/2009 - Il mercantile 'JS', della compagnia M, sfugge all'arrembaggio di pirati a circa 300 miglia a sud-est di Mogadiscio. La mattina dopo i pirati ci riprovano, ma sono respinti con manovre diversive e con gli idranti.

5/4/2009 - La nave gasiera Neverland è attaccata dai pirati nel golfo di Aden, ma l'intervento di un elicottero e della fregata Maestrale della Marina militare mette in fuga i pirati.

26/8/2009 - Il mercantile "SC" è attaccato dai pirati nel Golfo di Aden, ma sfugge al sequestro grazie all'intervento di una nave norvegese e di un elicottero.

22/10/2009 - Doppio assalto alle navi della Compagnia M di Genova "JR" e "JS". La prima viene raggiunta dai pirati nei pressi di Mombasa, la seconda nello stretto di Bab el Mander, tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Entrambi gli attacchi vengono respinti anche grazie all'intervento delle navi militari della missione Ue.

28/3/2010 - Il mercantile VdC, in navigazione dall'Oman verso il canale di Suez, viene raggiunto da colpi d'arma da fuoco sparati da una piccola imbarcazione.

2/4/2010 - La porta-container G, della società Italia M, viene avvicinata da due barchini a 300 miglia dalla costa dell'Oman, ma riesce a fuggire.

14/12/2010 - A 400 km dalle coste dell'Oman viene attaccato il mercantile MB, che trasporta granaglie dall'Australia all'Arabia Saudita. Il comandante riesce a portare in salvo la nave con manovre diversive.

11/1/2011 - La nave cisterna D è sequestrate per oltre 15 ore al largo della Nigeria. I pirati rapinano l'equipaggio e poi abbandonano la nave, sequestrando tre filippini per farsi accompagnare a terra.

8/2/2011 - La petroliera "SC" della società napoletana Fratelli D'Amato viene attaccata e sequestrata dai pirati a 880 miglia dalla Somalia. A bordo 22 membri di equipaggio tra cui 5 italiani. Contro la nave sono stati lanciati 4 razzi RPG e sparati colpi di mitra. La petroliera è
stata liberata il 21 dicembre: un incubo durato oltre 10 mesi.

13/4/2011 - La nave "AB" viene attaccata da una decina di pirati a circa 70 miglia a sud delle coste del Benin; 48 ore dopo viene liberata.

21/4/2011 - La motonave italiana "RDA" viene assaltata nel mare Arabico e portata verso la Somalia. La liberazione avviene dopo sette mesi, il 25 novembre.

24/7/2011 - L' "AC", un mercantile della compagnia armatrice RA, viene sequestrato mentre navigava nel golfo della Nigeria e liberato 5 giorni dopo. A bordo 20 filippini, un ucraino e due italiani.

10/10/2011 - Un gruppo di cinque pirati somali attacca la "M", un cargo da 56mila tonnellate della compagnia livornese D, diretta in Vietnam e proveniente dal canale di Suez. La nave viene liberata il giorno successivo grazie ad un blitz delle forze speciali inglesi, concordato con il ministero della Difesa.

22/11/2011 - Spari da parte dei pirati contro la nave della Marina militare italiana Andrea Doria in missione anti-pirateria al largo della Somalia. Nessuno rimane ferito.

27/12/2011 - La motonave "EJ" della compagnia "M" di Napoli viene attaccata e sequestrata dai pirati mentre naviga al largo delle coste dell'Oman. A bordo 18 persone, di cui sei italiani.

Scusate il lungo elenco, ma mi sembrava utile ricordare come in effetti solo in un paio di casi gli arrembaggi siano andati a buon fine. Se poi dovessimo scendere nel dettaglio del tipo di natanti "sequestrati", cosa non facile vista la scarsità delle informazioni pubbliche a disposizione, vedremmo come in un caso si pescava di frodo e nell'altro si sversavano rifiuti tossici nel golfo di Aden. Quel che ai nostri occhi è un attacco terroristico o di pirati, dalle coste della Somalia può sembrare un atto di auto-difesa, di legittima auto-difesa.

Il tempo a mia disposizione è finito, ma vi lascio con lo stesso dubbio che ho manifestato poc'anzi relativamente all'Afganistan: non potrebbe essere più efficace e di ampio respiro perseguire comportamenti illegali di natanti occidentali e - visto che l'Italia è uno dei maggiori sostenitori della necessità di sostenere il neonato governo somalo - concorre alla costruzione delle istituzioni di quel paese aiutandoli a pattugliare le proprie acqua secondo il diritto del mare e non la legge del più forte - o più furbo? Grazie


WhatsApp Edo - "Messaggio ricevuto e roba trovata. Più tardi la consegno e porto la tua in ufficio".

Io - "Grazie! Ritieniti diffidato dallo spettegolare col portiere!"


E - "Stai veramente diventando un bacchettone della peggiore specie! Ah t'ho sentito in commissione - good job! Preparo gli emendamenti soppressivi e la facciamo finita. Su Cipro invece ripresento l'OdG dell'altra volta, OK?"

Io - "Si grazie, ma senti anche Simone che anche il suo senatore lo voleva co-firmare".

E - "Ti garba eh Simoncino!"

Io - "Piove, non far bagnare la roba, por favor! La mia chi se ne frega, ma la sua…"



WhatsApp Simone - "Welldone! Secondo me non Le risponde nessuno"

Io - "Thanx! Se non rispondono alle interrogazioni, figuriamoce de visu"


WhatsApp Vittora Menta  - "Ma senatore davvero vuole legalizzare la pirateria?!? Prospettiva radicalmente affascinante, ma come si può fare? … magari me la spiega uno di questi giorni?"

Io - "Dottoressa che fa, crede a quello che dicono i parlamentari?"


SMS - NZ "Ven. mercredi c'est la soirée inaugurale du festival du cinéma africain, principalement francophone. Intéressé?"

Io - "waaw".

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